Xbox

Recensione – Splinter Cell: Blacklist


La lista nera

I fatti di Splinter Cell: Blacklist si svolgono sei mesi dopo gli eventi di Conviction. A seguito dello scioglimento di Third Echelon, resosi necessario a causa del complotto ordito dall’agente corrotto Tom Reed, Sam è entrato a far parte della milizia privata Paladin 9, fondata dal suo caro amico Victor Coste.

SCB_IMAGE_SCREEN_FDO_01_102643

Mentre i due si trovano in Guam, rimangono coinvolti nell’attacco ad una base americana che costa la vita a molti soldati. L’attentato viene rivendicato da un gruppo terroristico chiamato gli Ingenieri, che avvisano il governo americano che quello era solo il primo della Blacklist, una lista di obiettivi che sono pronti a colpire, se l’America non ascolterà le loro pretese. Gli Ingenieri hanno una sola e specifica richiesta: vogliono che gli U.S.A. ritirino le loro truppe da tutti gli altri paesi del mondo in cui sono stanziate; se non lo faranno, la Blacklist continuerà, con il ritmo di un’attacco terroristico a settimana. Per fermare questa terribile minaccia, il Presidente degli Stati Uniti decide di costituire Fourth Echelon mettendone a capo Sam, che capitanerà una squadra composta dalla sua “vecchia collega” Anna Grimsdòttir, il genio tecnico-informatico Charlie Cole e l’agente CIA Isaac Briggs. Alla neonata divisione, viene fornito  un’aereo militare C-159 Paladin (basato sul reale Lockheed C-5 Galaxy), con a bordo tutte le più moderne strumentazioni militari per l’intercettazione dati, la ricerca e la pianificazione logistica. A bordo di questa base operativa mobile, i nostri cominciano dunque a girare per il mondo alla ricerca di indizi che li aiutino a scovare gli Ingenieri e a mettere la parola fine al loro folle piano.

Letto questo starete pensando di trovarvi di fronte all’ennesima storia di spionaggio-guerra alla Tom Clancy. Ebbene è cosi, ma nonostante la trama non sia proprio il massimo dell’originalità, bisogna dare atto ad Ubisoft di aver costruito un comparto narrativo che funziona, grazie a qualche colpo di scena messo qua e la con maestria e dei personaggi ben costruiti. Sam è più carismatico che mai, con il suo look da duro e il suo umorismo tagliente, e anche gli altri personaggi, cattivi inclusi, risultano ben caratterizzati.

Ovunque e in ogni modo

Come si può capire dallo slogan scelto per la campagna pubblicitaria del gioco “LE TUE REGOLE. LA TUA SCELTA”, Splinter Cell: Blacklist, presenta numerose novità di gameplay rispetto ai capitoli precedenti, introdotte per dare una maggiore libertà d’azione al giocatore. Questa attenzione verso le scelte del player, si nota fin da subito, quando ci si approccia per la prima volta al metodo di assegnamento delle missioni. Al posto di una lineare campagna “a livelli”, Conviction offre al giocatore la possibilità di scegliere quali missioni svolgere e quando svolgerle, interagendo con personaggi o oggetti all’interno del Paladin, similmente a come accade a bordo della Normandy in Mass Effect.

SCB_E32012_IMAGESCREEN_11_102634

La trama principale è difatti arricchita da tutta una serie di missioni secondarie, che se portate a termine svelano dei retroscena interessanti e permettono di accumulare denaro da spendere in potenziamenti per l’equipaggiamento di Sam e migliorie del Paladin. Sono disponibili vari upgrade per i sistemi elettronici della propria base volante, che a livello di gameplay si traducono in un radar più accurato e un aumento dei gadget sbloccabili. Campagna e missioni secondarie assieme offrono un’ottima varietà di situazioni, che spaziano dall’infiltrarsi in complessi a caccia di informazioni, fino al resistere ad ondate di nemici in una determinata area. Sebbene alcune missioni richiedano l’utilizzo di un determinato tipo di approccio per essere superate, Ubisoft ha fatto di tutto per mantenersi fedele al concetto di “libertà d’azione”, facendo si che la maggior parte di esse fosse giocabile in maniera differente. Posti di fronte ad una situazione, si può decidere se lanciarsi alla cieca come un novello Rambo o agire silenziosamente. Il giocatore è persino dotato della facoltà di scegliere se uccidere o tramortire gli avversari (un obiettivo richiede di finire il gioco senza nemmeno un’uccisione), qualora non volesse semplicemente aggirarli senza mai fargli nemmeno sospettare la sua presenza. Alla fine di ogni missione si viene premiati in base ad un sistema di punteggio basato sulle proprie azioni che possono rientrare in tre stili:

Letale da solo, inarrestabile in compagnia

Prima vi abbiamo parlato delle presenza di molte missioni secondarie in Splinter Cell: Blacklist. Quello che non vi abbiamo detto è che sono tutte interamente giocabili con un compagno, online o in schermo condiviso. Addirittura, quelle di Briggs sono giocabili solamente in co-op, quindi se vorrete completare a pieno tutta la trama dovrete per forza “armarvi” di un compagno come accadeva nel maledetto Dead Space 3.  Si tratta di un buon modo per spingere a giocare insieme, però questo preclude ai lupi solitari di poter completare al 100 % il gioco. Metti caso che non hai nessun amico amante degli stealth ti tocca per forza giocare con uno a caso su internet, e in un titolo in cui in co-op la coordinazione è tutto, l’accoppiamento casuale può provocare momenti di vero rosik.

splinter-cell-blacklist-4

Sul fronte competitivo, dopo la sua assenza ingiustificata su Conviction, torna la mitica Mercenari contro Spie. Si tratta di una modalità storica della serie che contrappone un team composto da spie che devono hackerare dei terminali, mentre i mercenari tentano di fermarli. Entrambe le fazioni hanno un gameplay diverso: le spie giocano in terza persona e hanno a disposizione movimenti e strumentazioni utili a passare inosservati, i mercenari giocano invece in prima persona e sono dotati di un armamentario di tutto rispetto per individuare e sterminare efficacemente gli spioni. I match si possono giocare in modalità Classica 2vs2 o  in modalità Blacklist.  Le differenze fra le due stanno che in Blacklist è possibile giocare match 4vs4, personalizzare il proprio equipaggiamento, le spie possono usare armi letali e ogni fazione ha a disposizione due classi con abilità differenti.

Purtroppo c’è da dire che Blacklist risulta mal calibrato, visto che le spie con delle armi da fuoco diventano praticamente delle macchine di morte inarrestabili che possono divertirsi a fare a pezzi i Mercenari standosene al sicuro nelle tenebre. L’idea di poter giocare match con una squadra più numerosa, personalizzare l’inventario e avere delle classi, non è male, per cui speriamo che Ubisoft sistemi tutto con una patch che vieti l’uso delle armi alle spie.

In Classica invece è tutta un’altra storia e la bellezza di Spie vs Mercenari si apprezza a pieno. Gli scontri sono estremamente tattici e la tensione è palpabile in ogni istante di gioco. Nei panni della spia si vive sempre nell’ansia di essere scoperti, assaporando tutta l’adrenalina di muoversi a pochi passi dai nemici senza essere visti, e come guardie si avverte tutto il nervosismo provocato dalla sensazione di essere osservati da degli avversari invisibili. Stupendo! Un multiplayer competitivo non adatto ai deboli di cuore e che va ad aggiungere altre ore di divertimento alle circa 10-9 ore necessarie a completare la campagna. Unico neo: anche qui, essendo una modalità 2vs2 se vi capita un compagno non proprio bravo, si rischia il rosik. Nulla da segnalare sul netcode; mai un momento di lag e ricerche della partite molto veloci.

Gli acciacchi dell’agente navigato

Dove il gioco zoppica un po’ troppo è sul lato tecnico. A fronte di un level design eccelso, ricco di mappe che offrono appigli e percorsi da seguire in quantità, ci sono molte piccole cose riguardanti la grafica che lasciano leggermente perplessi. Nonostante la presenza di texture in alta definizione fornite con un secondo CD  compreso nella confezione nella versione 360,  alcune zone presentano texture “slavate” e spiccano per la mancanza di dettagli scenici, quasi come fossero state trascurate durante la produzione. A volte si manifestano fenomeni di screen tearing poco simpatici e le animazioni dei personaggi soffrono di  degli inspiegabili alti e bassi, soprattutto nei filmati; quest’ultimo difetto è probabilmente da collegare all’utilizzo altalenante di sequenze realizzate con l’ausilio del motion capture e altre create con il solo motore di gioco, ovvero l’Unreal Engine 2.5. Un motore di tutto rispetto il glorioso 2.5, ma che ormai mostra i segni dell’età. Capita pure di assistere a dei bug grafici come armi che spariscono di mano a Sam una volta raccolte e dei cali nel framerate, seppure molto sporadici. Nel complesso si può comunque affermare di trovarsi di fronte ad un lavoro più che buono, come detto si tratta di piccole difetti, nulla capace compromettere l’esperienza di gioco, ma infondo si sta pur sempre parlando di una produzione Tripla A; certe cose non dovrebbero verificarsi.

tom-clancys-splinter-cell-blacklist-16638-1680x1050-1

L’audio si assesta su ottimi livelli, con effetti delle armi e delle apparecchiature convincenti e che danno il giusto ritmo. Il doppiaggio invece, sembra essere stato fatto coi piedi. Non ci riferiamo alle performarce dei vari doppiatori che sono inappuntabili, ma ad un problema legato ad alcune scelte in fase di localizzazione. Per qualche astruso motivo si è deciso di lasciare i dialoghi dei nemici in inglese quando parlano fra di loro e di doppiare solo le battute in cui mostrano di essersi accorti della presenza del giocatore. Un attimo prima, due guardie stanno discutendo fra loro con un’amabile accento dell’Oxfordshire e un attimo dopo commentano il fatto di aver trovato una porta aperta parlando in italiano. Perché? Non c’era abbastanza tempo per doppiare tutto? Boh… misteri della localizzazione. Stellare come sempre la prestazione di Luca Ward, storica voce italiana di Sam.


Grazie per aver valutato questo articolo via Twitter!
Ti è stato utile questo articolo?
  • Poco
  • Inutile
  • Si molto
  • Abbastanza
  • Per Niente
  • No

Commento Finale

Grafica 91%
Sonoro 87%
GiocabilitĂ  92%
Carisma 93%
LongevitĂ  94%
Final Thoughts

Splinter Cell: Blacklist mantiene le promesse riuscendo lì dove Conviction aveva fallito. Il gameplay è capace di adattarsi ad ogni tipo di giocatore e di soddisfare sia i fan, che i giocatori dell’ultima ora. Raramente un gioco si è dimostrato così flessibile, pad alla mano. Stessa cosa dicasi per il comparto multiplayer, che offre ore di sano divertimento in compagnia. Ubisoft ha dato esempio di come un videogioco possa rinnovarsi, grazie all’unione di idee vecchie e nuove. Tralasciandone i difetti tecnici, si tratta di un must buy per tutti gli estimatori della saga e per gli amanti dei bei videogiochi in generale.

Overall Score 91%
Readers Rating
0 votes
0

Ubisoft

Acquista!!